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Opere

IL PERCORSO ARTISTICO

Al primo sguardo è colore e materia. Ti lacera dentro, ti fa sentire vivo e devastato, in procinto di urlare ma incapace di parlare, svuotato del superfluo e riempito di una sostanza spesso solo apparentemente senza forma. Alfonso Borghi è fatto di pura emozione, di entusiasmo inarrestabile e di tragedia interiore. Rosso, blu, giallo: le tinte forti del Rinascimento. Oppure toni morbidi che si compenetrano nell’apparente rispetto di una dinamica tutta interna al quadro, ma che inesorabili sempre imprigionano. Sì, perché già un secondo sguardo riesce a cogliere, o piuttosto a sentire nelle viscere, l’uomo/donna – Santi o cardinali? Forse solo essenza umana – che lotta, spinge o che si veste del proprio ruolo per uscire, per liberarsi dal colore e abbandonare la tela stessa.

E questa tensione rende viva l’opera di Borghi, così viva sempre e comunque da risultare a volte insopportabile. Ma solo per chi teme un’intensa suggestione, oppure per chi ha orecchio esclusivamente per la narrazione e non si raccapezza in una realtà mai descritta ma evocata con raro rigore. Oggi Vittorio Sgarbi chiama Alfonso Borghi Neo-Informale. “Sono dieci anni, ormai, che Borghi – scrive Sgarbi, curatore della recente mostra dell’artista che ha avuto come cornice lo splendido Palazzo Ducale di Sabbioneta – ha trovato nell’Informale il porto sicuro in cui far approdare il meglio del suo talento artistico. Un Informale che sicuramente si potrebbe far precedere dal Neo, sia per l’onestà e il coraggio con i quali viene proposto, incurante di mode artistiche che oggi gli sono certamente poco favorevoli, sia per l’insolita schiettezza con cui, a dieci anni dalle sue prime apparizioni, è ancora in grado di rivelarsi”